Capitolo 20
Io non ho nessuna esitazione, perciò in recognising questa "Adorazione del
Pastori" come un lavoro genuino di Giorgione, e, inoltre, appare
sia il capolavoro di quel primo periodo quando l'influenza di Bellini era
ancora forte su lui.
La replica di Vienna, io credo, fu eseguito anche da Giorgione stesso.
Fino alle recenti durate, quando una critica del tutto troppo rigida lo condannò a
sia soltanto un pezzo del "Venezianische Schule um 1500" (quale è
corregga come lontano come lui goes),[28] sopportò il nome di Giorgione, e è così
registrato in un inventario dell'anno 1659. Differisce dal Beaumont
versione principalmente nel suo colouring che è argenteo e di delicato
toni. Gli manca il bagliore ricco, e ha poco di quel fascino misterioso
quale è così sottilmente attraente nel primo. Il panorama è anche
diverso. Noi dobbiamo essere sulla nostra guardia, perciò contro la vista che esso
è soltanto una copia; le differenze di dettaglio, specialmente nel panorama,
show che è un lavoro parallelo, o una replica. Ora io credo che questi
due versioni della "Natività" sono i due ritratti di "La Notte", da
Giorgione al quale noi abbiamo allusione in un documento contemporaneo. [29] Il
descrizione, "Una Notte" intende evidentemente quello che noi chiamiamo "Una Natività"
(Correggio "Heilige Nacht" a Dresda è un esempio familiare del
stesso uso), e la differenza in qualità tra le due versioni è
menzionato significativamente. Sembra che il d'Este di Isabella, il celebre
Marchioness di Mantova, aveva commissionato uno dei suoi agenti a Venezia a
procuri per la sua galleria un ritratto da Giorgione. L'agente scrive al suo
padrona reale e le dice (ottobre 1510) che l'artista è solo
morto, e che nessuno tale ritratto come lei descrive--il viz. "Una Nocte"[A]--è
essere trovato fra i suoi effetti. Comunque, lui segue, Giorgione dipinse
due tali ritratti, ma questi erano fuori commercio, come loro appartennero a due
proprietari privati che non dividerebbero con loro. Uno di questi ritratti era
di migliore disegno e più estremamente finì che l'altro, il secondo