Capitolo 67
fronte luminosa; i suoi occhi violi risero mentre le linee dei suoi labbra
e mento rimase composto in una gravità ammirabile. Tutti questo fu messo via
da tale massa gloriosa di capelli biondi, da una carnagione così marvellous, da
tale grazia di espressione che il Generale D'Hubert non fondò veramente mai il
l'opportunità di esaminare, con distacco sufficiente le esigenze alte
del suo orgoglio. Infatti, lui divenne timido di quella linea di indagine, fin da lui
aveva condotto una volta o due volte ad una crisi di passione solitaria nella quale era
sopportato su lui che lui l'amò abbastanza per ucciderla piuttosto che perda
suo. Da tali passaggi, non ignoto ad uomini di quaranta, lui uscirebbe,
rotto, esaurì, contrito, un poco costernò. Lui dedusse, comunque,
conforto considerevole dalla pratica di quietist di ora sedere su e
poi mezzo la notte da una finestra aperta, e meditando sul si chieda di
la sua esistenza, come un credente perso nell'il contemplazione mistica di sua
fede.
Non deve essere supposto che tutti queste variazioni del suo stato interno
fu fatto manifesto al mondo. D'Hubert Generale non trovò difficoltà
nell'apparire inghirlandò in sorrisi: perché, infatti, lui era molto felice.
Lui seguì le regole stabilite della sua condizione, mentre spedendo su fiori
(dal giardino di sua sorella e serre) prima ogni mattina, ed un
seguendolo più tardi poco per avere pranzo con suo intenzionale, lei
madre, e suo zio di _emigre_. Il medio del giorno fu speso in
andando a zonzo o sedendo nell'ombra. Un coraggio deferente ed attento
tremando sul limite di tenerezza, era la nota del loro rapporti
sul suo lato--con una svolta allegra della frase che cela il profondo
guaio di suo intero essendo causato dalla sua vicinanza inaccessibile. In ritardo in
il pomeriggio Generale D'Hubert camminò casa tra i campi di viti,
qualche volta intensamente misero, qualche volta estremamente felice, qualche volta
malinconicamente triste, ma sentendo un'intensità speciale di esistenza sempre: quello