Capitolo 15
Disse Verloc, con modulazioni convinte nel suo pieno di bucce tono conversazionale.
Ma il senso di essere lampeggiato attentamente a dietro al brillio cieco di
questi occhio-occhiali sull'altro lato della tavola lo sconcertarono. Lui
fermato brevemente con un gesto della devozione assoluta. L'utile,
laborioso, se membro oscuro dell'Ambasciata avesse un'aria di essere
entusiasmato da del pensiero di recente-nato.
"Lei è molto corpulento", lui disse.
Questa osservazione, realmente di una natura psicologica ed avanzato col
esitazione modesta di un officeman più familiare con inchiostro e tappezza che
coi requisiti della vita attiva, Mr Verloc punto nella maniera di un
commento personale e maleducato. Lui avanzò di nuovo un ritmo.
"Eh? Cosa sia lieto dire?" lui esclamò, col pieno di bucce risentimento.
I Chancelier d'Ambassade affidarono con la condotta di questa intervista
sembrato trovarlo troppo per lui.
"Io penso", lui disse, "che Lei farebbe meglio a vedere Mr Vladimir. Sì, chiaramente
Io penso che Lei dovrebbe vedere Mr Vladimir. Sia buono abbastanza per aspettare qui", lui
aggiunto, ed andò fuori con passi affettati.
Subito Mr Verloc passò sulla sua mano i suoi capelli. Un disdegni traspirazione
aveva rotto fuori sulla sua fronte. Lui lasciò l'aria scappare da suo aggrottare-su
labbra come un respiro affannoso di uomo ad una cucchiaiata di zuppa calda. Ma quando il servitore
in marrone apparve silenziosamente alla porta, Mr Verloc non aveva trasportato un pollice
dal luogo lui aveva occupato in tutta l'intervista. Lui era rimasto
immobile, come se sentendosi circondasse da fosse.
Lui camminò lungo un passaggio illuminato da un benzina-jet solitario, poi su un volo
di gradini di serpeggiamento, ed attraverso un fornì di vetri e corridoio allegro sul
primo piano. Il lacchè gettò aperto una porta, e stette in piedi a parte. I piedi
di Mr Verloc un tappeto spesso sentì. La stanza era grande, con tre
finestre; ed un giovane con una faccia rasata, grande, sedendo in un braccio ampio-