Capitolo 66
Anna non apparve mai più fresca, più rassereni, più elevato sopra
mortalità, che quando noi incontrammo, una settimana dopo che io avevo finito Padrone di casa,
nel colazione-salotto della dimora di suo padre.
"Lei sta cominciando a sembrarsi di nuovo, Jack" lei disse,
estendendo la sua mano con la semplice cordialità di un inglese;
"ed io spero che noi La troveremo più razionale."
"Ah, Anna se io potessi presumere solamente gettarmi ai Suoi piedi, e
gli dica quanto e quello che io sento, io dovrei essere l'individuo più felice
in ogni Inghilterra."
"Come è Lei è il più misero!" la ragazza ridente rispose
come, tinse di rosso ai tempi, lei disegnò via la mano che io ero scioccamente
pigiando contro il mio cuore. "Ci permetta di andare a colazione, il Sig. Goldencalf--
mio padre ha cavalcato attraverso il paese per visitare la Dott. Liturgy."
"Anna", dissi io, dopo facendosi sedere ed avere preso una tazza di tè da
dita che erano rosee come il mattino, "io temo che Lei sia il più grande
nemico che io ho sulla terra."
"John Goldencalf!" esclamò la ragazza spaventata, mentre diventando pallido e
allineando il testo violentemente poi. "Preghi si spieghi."
"Io L'amo al centro del mio cuore--potrebbe sposarsiLa, e poi, io temo,
L'adori, come uomo mai di fronte a donna adorata."
Anna rise debolmente.
"E Lei sente in pericolo del peccato dell'idolatria?" lei a lungo
riuscito nel dire.
"No, io sono in pericolo di restringere le mie comprensioni--di perdere un largo
e presa sicura della vita--di perdere il mio palo corretto in società--di--in
corto, di divenire come inutile ai miei individui come padre povero, povero mio,
e di creazione una fine come misero. Oh! Anna, poteva Lei ha
testimoniato alla disperazione di quel morte-letto, Lei non potrebbe desiderare mai
io un fato come il suo!"
La mia penna è disuguale per portare un'idea adeguata dell'espressione con
quale Anna mi riguardò. Si chieda, dubbio, l'apprensione, affezione e
l'angoscia sia del tutto radiando nei suoi occhi; ma la luminosità innaturale