Capitolo 22
esperimenti. Una nozione assurda che io avevo visto questo ragazzo
in qualche luogo prima, una cosa evidentemente impossibile, era come un delicato
tocco finissaggio di carattere soprannaturale aggiunse ad un adattamento di scena per elevare dubbi
come alla sanità mentale di uno. Io fissai ansiosamente circa me piaccia un svegliato
sonnambulo.
"Dico", io piansi rumorosamente, non c'è un errore, c'è? Questo è
L'ufficio del Sig. Jacobus."
Il ragazzo guardò fisso a me con un'espressione addolorata--ed in qualche modo così
familiare! Una voce fra ringhiò offensivamente:
"Entri, entrato, da quando Lei è là. . . . Io non seppi."
Io attraversai la stanza esterna come uno si avvicina al luogo tranquillo di alcuno ignoto
bestia selvatica; con intrepidezza ma in dell'eccitamento. Solamente nessuno selvatico
bestia che mai ha vissuto scoverebbe l'indignazione di uno; il potere a
faccia quell'appartiene all'odiosità della bestia umana. Ed io ero
molto indignato che non mi prevenne dal subito essere colpito
dalla somiglianza straordinaria dei due fratelli.
Questo era scuro invece di essere equo come l'altro; ma lui era
come grande. Lui era senza il suo cappotto e panciotto; lui era stato
dormicchiando indubbiamente nella sedia a dondolo che stette in piedi in un angolo
furthest dalla finestra. Sopra della grande massa di suo spiegazzò
camicia bianca, abbottonò con tre diamante orna di borchie, la sua faccia rotonda
guardato bruno. Era umido; il suo baffi marrone appeso zoppica e
molestato. Lui spinse un terreno di proprietà comune, sedia canna-toccata il fondo verso me con
il suo piede.
"Si sieda."
Io gettai uno sguardo casualmente a lui, poi diventando i miei occhi indignati pieni su
lui, io dichiarai in toni precisi ed incisivi nei quali io avevo chiamato
l'obbedienza alle istruzioni dei miei proprietari.
"Oh! Sì. H'm! Io non capii quello che stava dicendo quel sciocco. .
. . Ma mai la mente! Insegnerà la canaglia a disturbarmi a
lui aggiunse questa durata del giorno", mentre ghignando a me con selvaggio
cinismo.
Io guardai al mio orologio. Era passato tre--completamente il pieno